Il cammino di San Rocco

Ho camminato tra le vigne, nelle trincee della prima guerra mondiale, tra gli orti della Val di Gresta, lungo i torrenti, nei boschi e per le vie dei paesi.
Ho bevuto Marzemino, mangiato canederli, crauti e polenta di Storo.

Ho mancato il caffè con la Teresa a Nomesino: l’anziana, prontamente appostata sul suo balconcino, pare fermi tutti i passanti che percorrono il Cammino di San Rocco, offrendo loro caffè e chiacchiere a profusione.

Ho dormito in tenda, in compagnia di centinaia di insetti, fatalmente attratti dalla mia frontale, e ho aspettato il vaporetto assieme alle papere. Sì, questo a Torbole: dopo aver ammirato il lago dall’alto del monte Creino, non potevo non scendere a tuffare i piedini nell’acqua.

Nella casa sociale delle Sorne, dove ho trascorso la seconda notte, ho cucinato un piatto di pasta nella cucina che fu della maestra del paese (la casa sociale occupa l’edificio delle ex scuole), respirandone l’atmosfera anni ‘80, tra i vecchi libri, la vetrinetta dei liquori, i calici da aperitivo e le presine fatte all’uncinetto.

E l’orso? L’ho pensato lungo tutto il cammino, ma, fortunatamente, nessun plantigrado si è palesato. A Cornè, lungo l’ultima tappa, sono entrata nella casa sociale con la mole -grazie al mio zainone- e l’appetito di un orso: pronta a divorarmi anche il bancone, ho dovuto ripiegare su un pacchetto di patatine, unico articolo salato disponibile. Nel frattempo ho conversato amabilmente con tre signore sedute a bere il caffè, le quali mi hanno rassicurata sull’orso (“Qui non lo abbiamo mai visto”) e, forse mosse a pietà dalla mia fame non saziata, mi hanno offerto le patatine.

Tre giorni per il Cammino di San Rocco sono troppi pochi: prendetevela calma e fatelo in cinque giorni, senza saltare niente; fermatevi in ogni punto panoramico e regalatevi una chiacchierata in più con la gente del posto.
Non portatevi troppe cose e lasciate a casa anche la tenda: qui troverete sempre qualcuno pronto a prestavi un asciugacapelli, a offrirvi un caffè, a rendervi disponibile un materasso o a sorprendervi con un ristoro improvvisato in mezzo alle vigne.

Come dice il buon Wittgenstein, “non camminerai mai da solo”.

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