Sulle orme di Asterix

La prima parola che associo alla Francia è boulangerie: inconfondibili tra i vicoli, con le loro insegne sobrie dal sapore retrò, dipinte direttamente sui muri, le panetterie francesi sembrano uscire da un tempo passato.

Varcandone la soglia mi aspetto di incontrarvi donne avvinte in gonne a vita alta, tagli corti e cappelli alla Coco Chanel, due giri di perle e rossetto rossissimo, che indossano con pari garbo i loro abiti eleganti e la tradizionale baguette sotto l’ascella. 

La pasticceria francese è un trionfo di burro ed eleganza: ammaliata dai nomi che leggo sui cartellini, comprerei tutto, per poi passare ore a rimirare le curve sinuose di quelle sfoglie perfettamente cesellate, le rotondità muliebri delle brioche nelle loro sfumature dorate e fragranti.

La seconda parola potrebbe essere chevre, ma vi risparmierò la mia digressione sugli innumerevoli formaggi di capra che ho assaggiato e quelli ai quali ho dovuto rinunciare, sebbene occhieggiassero cremosi e suadenti dagli scaffali. 

Le capre, apro parentesi, sono mancate completamente nei mille paesaggi rurali attraversati, punteggiati, invece, di mucche di vari colori, mai mixati, si badi bene, bensì sempre ordinatamente divisi: qui una una mandria tutta nera, placidamente sdraiata all’ombra nel primo pomeriggio; là una mandria bianco crema che ben s’intona ai colori dell’erba arsa dal sole estivo. Sì, perché è canicule anche qui, per lo meno finché non arriviamo nell’alta Loira e proseguiamo verso la Bretagna, dove il clima cambia completamente, passando dai 38 gradi della Savoia ai 15 serali di Cap Fréhel e delle spiagge dell’Atlantico.

Chiusa la parentesi capro-bovina.

Roscoff, Bretagna, Francia, agosto 2025: vista dal pontile.

L’altra parola è marea: ho gli occhi pieni di immagini di barche in secca, lasciate sulla spiaggia come vestigia di un’antica civiltà, tra alghe marroni e lingue di acqua melmosa. 

Arriviamo a Roscoff, un villaggio di pescatori situato su quel lembo di Francia che si allunga fra la Manica e il golfo di Biscaglia (quasi nel punto più a nord-ovest), prima della pioggia e con la bassa marea. 

Roscoff, Bretagna, Francia, agosto 2025: porto in una giornata di pioggia e bassa marea.

Siamo fortunati: qualche ora dopo non sarebbe stato lo stesso. Niente più umani in cerata gialla che camminano fra gli scogli; niente cappelli rossi che si chinano a raccogliere cozze; niente chiglie placidamente sdraiate sul fondale. 

Storie di bassa marea, poi il mare si riprende tutto, tutto nasconde, fa sparire i colori delle alghe, della sabbia e delle cozze nere abbarbicate sugli scogli. Queste ultime me le immagino avide di acqua, pronte a un grosso respiro collettivo non appena saranno di nuovo bagnate dalle onde, come un sub dopo un’apnea prolungata.

Qui si aspetta la marea: come una grande mano, lascia e riprende, trasformando completamente la scena.

Quando il mare si ritira, è vivido il contrasto tra le barche, dipinte di colori accesi, e la monocromia nebbiosa della scena: mi affretto a scattare una serie di foto che, riguardandole, assomigliano a cartoline vintage. Credo sia un tratto distintivo della Francia questo tono vintage o, per lo meno, lo è per me.

Roscoff, Bretagna, Francia, agosto 2025: pontile.

Questo non è tutto, ca va sans dire. Nel mio racconto non posso omettere i colori e i profumi della brughiera, inalati a pieni polmoni sul Sentiero dei  doganieri, ma dovrei farmi contrabbandiere e percorrere a piedi l’intero perimetro delle coste bretoni per scoprire ogni segreto di questi villaggi dai nomi impronunciabili, Plougonvelin, Ploumoguer, Ploudalmézeau…tutti rigorosamente con la P. 

Cap Fréhel, Bretagna, Francia, agosto 2025

E i bretoni? Sono bilingui, fortemente influenzati dalla cultura e dalla tradizione celtica, e si sentono bretoni, non necessariamente francesi. 

Su consiglio di un indigeno, credo che per capire e raccontare quel che manca aspetterò di tornare in Bretagna, “quel paese speciale attaccato alla Francia” (cit.).

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