Altopiani e lavagnette

Da piccola avevo una di quelle lavagne magiche sulle quali si poteva disegnare e scrivere usando due manopole posizionate in basso che muovevano il cursore nelle varie direzioni. Bastava poi scuotere forte la lavagnetta per cancellare tutto e ricominciare da capo.
Era rossa, con le manopole bianche, e secondo me da qualche parte c’è ancora: a casa dei miei non si butta niente e sono certa che, a cercarli bene, tutti gli oggetti della mia infanzia abbiano trovato un posto sufficientemente ben nascosto per non sparire mai davvero.
Il mio gioco preferito con quella lavagnetta era disegnare dei percorsi, a volte veri e propri labirinti, che percorrevo poi alla massima velocità con un unico lungo tratto, stando ben attenta a non uscire di pista. Mica facile in quello snodarsi di insidiose curve ad angolo retto!
L’antesignano dei videogame, il mio Gran Premio di Formula Uno, silenzioso e discreto, per me che del vero GP odiavo perfino il ronzio, sinistro e monotono, che riempiva la sala da pranzo certe domeniche.

Alpe di Siusi (BZ)

Esattamente come quella sottile linea grigia che scivolava agile sul percorso, a me piace aggirarmi tra i dettagli di questa foto, percorrendola in ogni direzione e in tutta la sua larghezza, dalle pendici delle montagne ai fili d’erba in primo piano, zoomando con le dita, seguendo il sentiero o sconfinando tra le collinette gialle, sinuose e accoglienti.
Passo davanti alla casetta di legno con la facciata inondata di sole, mi lascio distrarre da un luccichio di lamiera là in fondo, accarezzo con lo sguardo le cime degli abeti, fino al profilo delle montagne, e mi riposo un attimo sulla panchina, prima di attraversare il ponticello di legno.

Con una foto larga 6.000 px e un mouse viene meglio, ma ci accontentiamo.

Dove ero rimasta? Ah, sì: poi rivolgo un sorriso complice alle nuvole, scuoto forte la lavagnetta e ricomincio da capo.

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