Come regalo per il 2024 Vodafone ha ripristinato la mia connessione a Internet. Il nuovo modem non è arrivato su una slitta trainata da renne né a cavallo di una scopa, ma il salvifico corriere DHL è stato accolto come il messia che ha liberato le mie foto newyorchesi da un lungo isolamento forzato sul PC.
Insomma, a New York mica ci vado tutti i giorni, quindi…vi tocca.

Rigorosamente in disordine, qualche appunto di viaggio:
- 60.000 persone che corrono sul Verrazano Bridge non sono uno scherzo: mentre partono le varie waves, se già non è scesa prima, probabile che sgorghi una lacrimuccia di emozione;
- se poi scopri sulla starting line che è Verrazano e non Verrazzano…
- i cinque battuti su mani, zampe, sagome di cartone, la signora che fa la maglia a bordo gara, un tizio che corre con la sua oca, un vassoio di donuts, una birra fresca, questo folle pubblico che ti incita ad ogni passo;
- accorgersi, attorno al 14 km, che gli zigomi fanno male a forza di sorridere e che è meglio smettere di urlare e di alzare le braccia se voglio arrivare al 42esimo;
- attraversare il New Jersey per arrivare a Staten Island: dallo skyline newyorchese alle casette basse di cartapesta con giardino che sono proprio come quelle dei film;
- la pet therapy pre-gara;
- visitare Ground zero e tornare a casa con 30 foto di scoiattoli;
- il tagadà sul battello per Liberty Island;
- il mio primo bagel, il mio primo hot dog, la mia prima Dr Pepper (detto tra noi, quest’ultima me la sarei potuta risparmiare);
- le lingue di New York: quel bell’accento yankee, lo spagnolo en cada rincón;
- guardarsi Elvis, A star is born e American sniper in aereo, giusto per entrare nel mood; le scorpacciate di film in lingua originale dopo, per restarci;
- capire finalmente come si intersecano le streets e le avenues e mandare a quel paese Maps.
The rats don’t run this city, you do.









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