Ventasso di fine estate

Con addosso ancora un po’ di abbronzatura, attraverso la città sotto un mezzo temporale: nuvole scure e un vento che sa d’autunno.

Complice una canzone dei REM, mi ritrovo nell’ultimo scorcio d’estate di venti e più anni fa. Una canzone che parla del tempo, di riavvolgere il nastro, di quello che avremmo potuto fare o dire in un determinato momento di diverso da quello che abbiamo fatto o detto.

Walk it back
What would you
Have had me say
Instead of what I said?
Where would I go?
How could I follow that?
Except to do what I did

R.E.M.- Walk it back

Erano lunghe allora le estati: iniziavano col profumo dei tigli e scivolavano via piano piano con gli ultimi tuffi di ottobre, la sabbia ancora calda sotto i piedi.

Me lo chiedevo spesso se avessi detto la cosa giusta, sorriso nel modo giusto, fatto quel gesto come andava fatto (che poi ancora me lo chiedo, a volte)… E c’era sempre una frase migliore, un gesto più appropriato che mi veniva in mente, giusto dieci secondi dopo.
Perché un po’ caterpillar lo sono sempre stata.

Se riavvolgo il nastro in quelle lunghe estati ci trovo anche le disastrose uscite a quattro con le amiche (quelle carine che piacevano ai ragazzi).
“Ecco questo lo prendo io e quello lì è il tuo”.
“Ah..ma devo proprio? No, perché io starei bene anche qui per conto mio”.

Le mie amiche avevano pessimi gusti e io in testa l’amore dei romanzi, al quale nessuno di quei ragazzi assomigliava.
E forse l’immaginazione aiuta, ma non fa miracoli, lo dice anche Max Gazzè.

E poi ballare no che sembro uno di quei burattini di legno neanche troppo snodati…che tortura ‘sta cosa di dover essere sensuali ballando in discoteca, con quella musica assurda e le luci stroboscopiche.
Il momento più bello arrivava quando mettevano “Gianna aveva un fiuto eccezionale per il tartufo…” o Ufo robot: chissenefrega se sai ballare o no e tutti in pista a fare gli scemi!

Ok, non riavvolgiamo proprio niente.
Piuttosto saliamo al Ventasso in cerca di bellezza.
Siamo tutti in cerca di bellezza.

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