Sulla costa dei trabocchi

Alba sul Trabocco Turchino, Marina di San Vito (CH), gennaio 2022

L’alba del primo giorno: il trabocco Turchino visto da Punta Fornace.

Non so voi, ma io era da un po’ che non vedevo il mare così. Mi sono gustata la levataccia a ore antelucane, solo io e i gatti per le strade, la spiaggetta deserta del Turchino, il salmastro che ti accoglie appena scendi dalla macchina, gli scogli scivolosi, l’onda fedifraga che ti bagna i piedi e quell’attesa lenta, paziente, ma ben ripagata, che il sole faccia capolino sull’orizzonte.

Perché quando quel disco dorato spunta su dal mare, appena più in là del trabocco, signori, non ce n’è per nessuno. Ti incanta, ti strappa un ‘ohhh’ di meraviglia, ti riscalda. Il tutto con -1, s’intende.

Alba sul trabocco Turchino, Marina di San Vito (CH)

Di solito non mi mancano le parole, ma qui taccio, come tacevano il rumore del traffico sull’adriatica e gli altri suoni di presenza umana in quelle due mattine sulla spiaggia.
C’era un silenzio beato: come colonna sonora soltanto il rumore delle onde sulla riva e il verso di qualche uccello marino.

Comunque c’ero e lo spettacolo fu avvincente, come cantava il grande De André

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