Fil rouge

Troppo spesso dimentico quanto io sia animale urbano.
Sì, amo vivere in campagna, passeggiare nei boschi, transitare su e giù per le colline, calpestare la neve appena caduta in giardino. Spesso penso che vorrei spingermi ancora più lontano dalla civiltà, in quell’angolo che nessuno può raggiungere e dove non vi è alcun segno di presenza umana.

Tuttavia ogni volta che metto piede in città mi ricordo di quanto mi piaccia andare a zonzo per vicoli e vicoletti, sentire l’acciottolato sotto i piedi, lasciarmi imbambolare dalle luci delle vetrine, guardare la gente che passa.

Stamattina a ricordarmelo c’era Modena, “piccola città, vecchia bambina”, ancora illuminata dalle luci natalizie e avvolta in una nevicata di piccolissimi fiocchi leggeri che la rendevano ancora più festiva.

Non appena approdo in città, una città qualsiasi, mi tornano alla mente tutte le altre città nelle quali sono passata e ho vissuto e mi sento proprio così, come quando camminavo per Madrid col naso all’aria o mi sedevo con gli amici in Piazza del Campo a Siena, a mangiare un ciaccino o un panino del San Paolo.
Davvero, mi sento proprio come allora, non importa quanti anni sono passati (figurati se ve lo dico).

E certi suoni della città, ma quanto sono belli? Una bici che passa sferragliando, il valzerino che mi cammina per un po’ a fianco, nella persona di un anziano signore amante del liscio che delizia i passanti con la sua radio, un ragazzo che suona la cornamusa, la giostrina dei bimbi, coi cavalli e le decorazioni che sembrano di pasta di zucchero.

Oggi ho fatto una cosa per me inusuale, perdendomi tra le vie modenesi, anziché tra i campi e gli sterrati, e visitando la mostra di Capa.

Allora perché non seguire il medesimo fil rouge e cucinare qualcosa di insolito?
Da un po’ medito su una torta dolce di verdure: tra le opzioni quella con le zucchine e quella coi borlotti.
E invece…eccola qua la mia torta: ingrediente clou la barbabietola rossa.
Del resto, trattandosi di una preziosa, quanto enorme, barbabietola dell’orto di mater non avrei potuto fare diversamente.

Da provare! Vi lascio la ricetta, mutuata da Giallo Zafferano.

Torta dolce di barbabietole

Ingredienti:

Zucchero semolato: 190 g
Farina 00: 260 g
Barbabietole: 400 g (già lessate)
Cioccolato fondente: 130 g
Olio di semi di mais: 230 g
Uova: 3
Lievito per dolci: 16 g
Vaniglia: 1 baccello (o una bustina di vanillina)

Lessate le barbabietole, poi privatele della buccia esterna e tagliatele a dadini. Passatele poi nel mixer, aggiungendo circa 30 g di olio, e frullate a crema.

Tritate grossolanamente il cioccolato e fatelo sciogliere a bagnomaria, poi tenetelo da parte e lasciatelo raffreddare.

Per l’impasto: mettete in un recipiente lo zucchero e le uova a temperatura ambiente, unite i semi di vaniglia e mescolate con una frusta. Lavorate il composto fino a quando non risulterà ben spumoso; unite quindi l’olio e continuate a mescolare. Setacciate la farina con il lievito e uniteli poco alla volta al composto. Infine, unite a filo il cioccolato ormai raffreddato e amalgamate. Prendete adesso la crema di barbabietola e unitela anch’essa al composto, mescolando delicatamente.

Versate quindi l’impasto in una tortiera del diametro di 24 cm imburrata e foderata con carta da forno. Cuocete in forno statico a 170° per 65 minuti (oppure a 150° per 55 minuti se forno ventilato). Sfornate il dolce, lasciatelo intiepidire, quindi sformatelo. Prima di servire la vostra torta dolce di barbabietole potete spolverizzare con zucchero a velo in superficie.

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