Erbe spontanee e giochi d’infanzia

Da piccoli le chiamavano orecchie d’asino e le cucinavamo per finta: alla scoperta della piantaggine, erba spontanea che si trova ovunque e con la quale si possono preparare innumerevoli ricette.

Mia nonna aveva una vecchia cucina economica: avete presente? Di quelle a legna, con la superficie in ghisa per cucinare, che riscaldavano anche la casa e piacevano tanto al gatto. Quest’ultimo non immaginatevelo a zampettare sulle piastre in ghisa roventi: di solito si infilava sotto, nel cassetto per la legna, se trovava appena un po’ di spazio, per starsene lì acciambellato al calduccio.

La cucina economica di mia nonna, una volta dismessa come utensile domestico e relegata in uno stanzino, sebbene ancora perfettamente funzionante, era diventata per noi bambini un giocattolo meraviglioso. La accendevamo e cucinavamo lì le nostre fantasiose pappine. Tra i nostri piatti preferiti c’erano il consommé di code di cavallo e la tartare di terra argillosa con contorno di orecchie d’asino.
Dite che avevamo un certa fissazione per gli equini? Può essere (in parte mi è rimasta).

Ci ho messo qualche decennio per scoprire che, con la sola esclusione della tartare, avrei potuto mangiarle davvero quelle pietanze gourmet.
Ma ora che siamo diventati grandi dobbiamo per forza chiamarli equiseto e piantaggine? Orecchie d’asino non era più bello?

Allora, siccome sono rimasta un po’ (tanto) bambina dentro, oggi ho preparato un altro pesto, una variante di quello di venerdì, e lo chiamo: pesto di orecchie d’asino e noci. Voi chiamatelo pure pesto di piantaggine, però, specialmente se avete ospiti.

Pesto di piantaggine


La ricetta originale, quella con le mandorle, non è mia, ma di @cucinaresecondonatura che ringrazio perché fonte di innumerevoli ricette creative e di ispirazione.
Ringrazio anche @bri.brigitta per il prezioso utensile che vedete ritratto in foto. Frullatori con lame di acciaio, non mi avrete!

Dopo averci condito per due volte la pasta, oggi ho provato il pesto su dei crostini di pane ai cereali: rustico, ruspante, intrigante, in una parola stupendo.

Crostini di pesto di piantaggine

La ricetta

  • 2 mazzi di foglie di piantaggine
  • 1 manciata di mandorle
  • 1 cucchiaio di lievito alimentare in scaglie (io non l’ho messo)
  • olio extravergine di oliva
  • sale

Per questa ricetta potete usare due varietà di piantaggine, entrambe commestibili: la plantago lanceolata, dalle foglie strette e allungate, e la plantago major che ha foglie di forma ellittica, più larghe e corte rispetto alla lanceolata.
La piantaggine è perenne, ma il periodo ideale per la raccolta è la primavera.

Raccoglietene due mazzi, scegliendo le foglie centrali, più fresche e tenere.

Sciacquate le foglie e sminuzzatele, poi sbollentatele . Unite le foglie sbollentate, le mandorle, l’olio, il sale e il lievito (opzionale) e pestate (o frullate, se avete fretta) fino a quando non otterrete una consistenza simile a quella del pesto.

Potrete utilizzare il pesto di piantaggine per condire la pasta, ma è ottimo anche su dei crostoni di pane tostato.

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